Tacere la verità irraggiungibile: la tentazione di moda del pirronismo

Pirrone attraversa un mare

“Quid est veritas”, Cosa è la verità? La cruciale questione che la narrazione evangelica attribuisce a Pilato nella suprema ora della passione ha da sempre avvinto l’uomo. Già tre secoli prima del governatore romano lo scettico Pirrone la poneva mentre, partecipando egli stesso alla spedizione di Alessandro Magno, assisteva al subitaneo crollo di quelle inveterate consuetudini greche che coincidevano con la civiltà stessa.

Se Pilato si chiedeva cosa fosse il vero, supponendone in certo modo l’esistenza, il filosofo di Elide non si limita a negarla, ma proclama la sua inattingibilità almeno in un orizzonte umano. Risulta così improvvisamente inefficace la veneranda confutazione elencatica di Aristotele secondo cui chi neghi l’esistenza della verità sta dicendo, a suo modo, la verità che essa non esiste. Ma lo scetticismo è più raffinato: antesignano del nostro pensiero debole – visto che i sensi ci ingannano, le opinioni ci turbano, il linguaggio ci divide in partiti contrapposti – propone l’indiscernibilità di tutte le cose. Questa, a sua volta, deriva dall’equivalersi di ogni opinione e, quindi, ha come esito ultimo l’afasia. Si tratta di quel silenzio criticamente consapevole proprio non già di chi non ha nulla da dire, ma di colui che, verificatane la labilità, proclama l’inutilità di ogni discorso, estremizzando quel sentimento proprio della sofistica gorgiana che esperiva la tragicità dell’esistere, pur se in un contesto politicamente molto diverso.

Se le cose sono indistinguibili, le opinioni si equivalgono e nulla può essere affermato o negato con certezza, l’ultimo paradossale orizzonte è proprio quello del “rimanere senza opinione”, sospendendo ogni giudizio. Anche senza la verità, secondo Pirrone, si può vivere felicemente: Timone, discepolo del filosofo scettico, riteneva che le cose fossero indifferenti ed indistinguibili e che, conseguentemente, anche le nostre opinioni non sono vere più che false. In questo orizzonte la critica filosofica, la disputa verbale, la stessa appartenenza ad una scuola, perdono di senso in nome di un “rimanere senza opinione” e quindi senza turbamento.

Anche per lo Scetticismo, come per lo Stoicismo e l’Epicureismo, esiste un criterio paradossalmente “vero” di validazione dell’opinare: è il tumulto della vita, da cui comunque occorre fuggire, in nome di quella “sospensione del giudizio”, certo di ascendenza stoica, ma che descrive bene anche l’atteggiamento pirroniano. E se l’Ellade classica aveva detto che la virtù era scienza, cioè che chi conosceva il bene per questo solo fatto era in grado di praticarlo, l’Ellenismo risponderà che la scienza è virtù, cioè che l’agire “morale” rappresenta la verifica di ogni atteggiamento. Risposta certo affascinante, ma aporetica, almeno per gli scettici, perché non si comprende come possa operare, anche praticamente, chi resti su ogni cosa senza opinione.

Anche per questi motivi il filosofo di Elide non fondò una scuola che avrebbe contraddetto i suoi presupposti, ma si limitò ad una cerchia di ammiratori con cui condividerli, senza però scrivere nulla. Ed è anche per questo che l’afasia e l’atarassia – assenza di turbamento dovuto alle passioni – rappresentano, per Pirrone, i due presupposti di una vita felice. Come sia possibile che nella patria dell’intellettualismo etico e del razionalismo critico, sorga, pur se in età ellenistica, una scuola tanto distante dai presupposti di quelle concezioni? Problema arduo che va abbordato da due versanti a un tempo contigui e separati: quello teoretico e quello storico.

Dal punto di vista filosofico lo Scetticismo assiste, come se fosse uno spettatore, all’alternarsi di opinioni anche opposte sul proscenio del sapere, per ciascuna delle quali sono possibili, e sono state addotte da spiriti valenti, argomentazioni persuasive.

Dal punto di vista storico una data dovette destare un’impressione duratura e profonda nello spirito ellenico: nel 338 a.C. il Macedone Alessandro Magno sottomise le città-stato greche, dando vita ad un impero che, qualunque si rivelerà effimero e di breve durata, tuttavia sarà capace di scompaginare i quadri ermeneutici della classicità. Tutto crollava: nella filosofia eserciti di diversamente opinanti si erano scontrati da secoli senza costrutto; nella storia un esercito di soldati invadeva l’Ellade. E allora meglio non opinare: tentazione forte, questa, ma forse incrinabile non tanto con una risposta, l’ennesima opinione su cui discutere, quanto con una domanda: è possibile non avere opinioni? 

Informazioni su Alessio Conti 48 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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